Numerosi studi dimostrano che il solo intervento di strutture pubbliche (reti formali come i servizi organizzati, programmati, centralizzati e specializzati) non produce automaticamente un miglioramento della qualità della vita.
Da più parti si sottolinea l’importanza del lavoro sociale informale.

Per reti informali si intende l'insieme delle relazioni interpersonali che gravitano e si intrecciano attorno alle persone  (relazioni familiari, parentali, amicali, di vicinato, di mutuo aiuto), all'interno delle quali si mobilitano le risorse (umane e materiali) che assicurano sostegno, protezione contro gli stress nonché eventuali riparazioni di disagi o risoluzioni di problemi di vita. Tali relazioni sono pregiate in quanto riescono a soddisfare i bisogni di aiuto concreto assieme ai così detti bisogni psicologici e psicoaffettivi: di affetto, di rassicurazione, di accettazione, di integrazione della personalità.
E’ ben dimostrata anche la positiva correlazione fra sostegno sociale e vari indicatori di benessere, quali la frequenza di uso dei servizi formali sociosanitari, la capacità di adattamento ai life stresses (malattie, vedovanza, disoccupazione, ecc.), la rispondenza alle terapie, la sensazione soggettiva di benessere, la probabilità di istituzionalizzazione e così via.
Si evidenzia anche, come la separazione della persona dal proprio spazio di vita (la sua istituzionalizzazione) può avere cadute psicologiche ed emozionali negative, anche agli effetti della sua speranza di vita.
Viceversa famiglie e persone, impegnate nel processo di cura, possono considerare gli effetti positivi della loro collaborazione con gli operatori, al duplice livello del mantenimento di funzionalità psicofisica e di garanzia di qualità di vita per le persone coinvolte. In questo modo la famiglia è posta al centro dell'attenzione dei progetti e delle analisi di politica sociosanitaria, nella duplice veste di soggetto e di destinataria di interventi.
Emerge così l'importanza di aiutare la famiglia a svolgere un ruolo attivo e collaborativo con i servizi e con le professionalità coinvolte nei processi di aiuto.
I problemi comunitari chiamano in causa gruppi di popolazione come anziani, adolescenti, famiglie disponibili all'accoglienza, disabili, mondo del volontariato, … interessati a promuovere e rendere fruibili le loro risorse positive, disponibili ad operare per una responsabilizzazione comune, consapevoli dei possibili vantaggi e per la loro salute e per quella delle persone con cui vivono.
Un'efficace integrazione tra formale e informale si ottiene attraverso un lavoro di rete, che permette di supportare relazioni esistenti o sviluppare nuove strutture di relazione mutuali che rimangano stabili e fluide allo stesso tempo. Il lavoro di rete è un tessere attorno al problema un reticolo di connessioni, collegandolo ad una pluralità di attori, perché si attivino gli input necessari a che il problema proceda ad una qualche soluzione o integrazione. Possiamo individuare i legami che potranno maturare fra la persona e i suoi attuali "altri significativi" (famiglia, amici, vicinato); fra persone o nuclei familiari con analoghi problemi (gruppi di muto aiuto); fra vicini; fra volontari; fra operatori all'interno dello stesso servizio, con diversa estrazione professionale; fra operatori di servizi diversi; fra leader comunitari, operatori professionali, servizi formali.
Crediamo sia importante, non contribuire a creare il benessere, ma piuttosto costruire delle condizioni entro cui potrebbe realizzarsi. Ci sembra importante potenziare la comunità, nel senso di animare e assicurare organizzazioni per le relazioni sociali, dentro e fuori le famiglie in primis, ma anche potenziare le relazioni in tutti i nuclei sociali, creando così occasioni e facilitazioni per quelle in fieri o supporti per quelle già in essere.
La realizzazione di interventi integrati sui problemi risulta più agevole se gli operatori chiamati a realizzarli dispongono di una comune sede operativa.
Fra i soggetti sociali che più direttamente sono portatori di istanze riconducibili alle ragioni proprie dei beni comuni ci sono le famiglie, il volontariato organizzato, la cooperazione sociale, le diverse forme solidaristiche che, su scala locale, intervengono nel sistema dei servizi.
L'esigenza di interventi integrati si fonda sulla necessità di considerare la globalità della persona, guardando ai suoi rapporti nei contesti di vita e agendo sui fattori che favoriscono la salute individuale, familiare e comunitaria.
   
     
       
     
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